Din nou fără titlu

Astayi am rasfoit o agenda pe care îmi fac tot felul de adnotari referitor la lucrurile mai de luat in seama cu care ma intâlnesc.  Notez în această agendă gânduri răzleţe, aminitiri, evaluări a unor cursuri pe care le fac, versuri şi proiecte de viitor (mai cu seamă proiecte literare pe care cine stie când voi reuşi să le duc la bun sfârşit). În această agendă am găsit astăzi câteva versuri pe care nici nu mai ştiu bine când le-am scris. Vi le propun spre lectura! Aştept din nou propuneri de titlu 🙂

Neputiinţa stropilor de apă

Să-şi însuşească picuri de soare,

Se prelinge grotesc

În venele unui suflet sleit de puteri

Şi crucificat la marginea sinelui,

Pentru a nu putea întrezări

Iluzia unui soare veşnic

Dincolo de efemerul norilor!

Spunti sulla liturgia bizantina

M-am gandit sa folosesc acest blog si pentru a-mi publica diferitele lucrari cu caracter stiintific pe care a trebuit sa le fac in decursul anilor pentru diferite discipline pe care le-am studiat in facultate.  Chiar daca sunt in limbi diferite (romana, italiana, germana, engleza) cred ca ar putea fi utile pentru cei care viziteaza acest blog si sunt interesati de teologie si filosofie. Lectura placuta!

Introduzione

Il cristianesimo bizantino è noto per la ricchezza della sua Liturgia, una ricchezza che riflette un’attegiamento teologico di fondo, ma anche un’attegiamento ecclesiologico specifico. Per mostrare quanto importante sia la liturgia per un fedele orientale, Robert taft ci riporta due esempi. Nel primo ci racconta come il Patriarca russo Aleksij I ha definito la Chiesa russa come una chiesa che celebra la divina liturgia.[1] Per un europeo questa risposta sembra certamente qualcosa di strano, però esprime in un modo molto concentrato ciò che la lturgia significa per i cristiani bizantini. Il secondo esempio si riferisce al momento quando il principe Volodymyr di Kiev ha mandato i suoi delegati per vedere come adorano Dio le diverse religioni o confessioni apparse nell’Europa. Quando arrivarono a Costantinopoli ed entraronno nella Santa Sofia, i delegati testimoniano di non aver più saputo se si trovano in cielo oppure sulla terra.[2] Per questo, il principe scelse il Cristianesimo nella sua formula bizantina come nuova religione per il suo popolo.

La fedeltà alla liturgia ha portato le chiese bizantine ad un certo conservatorismo come risultato della concezione che la liturgia sia al contempo sorse ed espressione della teologia bizantina.[3] Comunque, anche la liturgia bizantina come ci si presenta oggi ha percorso delle tappe storiche, rispondendo alle interferenze con le nuove realtà storiche e sociali di ciascun tempo. Per comprendere la liturgia bizantina, ci serve sicuramente un piccolo camino attraverso le principali tappe dello sviluppo di questa litugia specifica. Questo itinerario breve e sintetico si fermerà da vicino sul periodo della Grande Chiesa di Costantinopoli, sui tempi liturgici e sull’innologia bizantina.

Capitolo I. La Grande Chiesa di Costantinopoli

La Chiesa Santa Sofia di Costantinopoli è stata per lungo tempo l’edificio cristiano più magnifico ed ha suscitato per secoli una grande ammirazione non soltanto da parte dei popoli barbari confinanti all’Impero Bizantino, ma anche da parte delle altre chiese cristiane orientali. Più di questo, durante l’occupazione bizantina di alcuni parti dell’Italia, la Chiesa Romana ha adottato un grande numero di inni bizantini.[4]

Questo prestigio attribuito quasi in unanimità a Costantinopoli è remarcabile anche perchè non risulta che ci sia esistita una politica ecclesiale, imperiale, o qualsiasi altri metodi amministrativi per imporre il culto costantinopolitano ai popoli confinanti. Al contrario, nel seno della tradizione bizantina il ruolo delle chiese locali è molto importante. Sull’importanza delle chiese locali si sofferma di nuovo Robert Taft, notando che per un cristiano bizantino non comporta nessun turbamento scoprire che esso è membro di una chiesa nazionale, di una chiesa che esprime in modo plenare la cultura e le usanze locali dei cristiani bizantini.[5] Per questo ciascuna chiesa locale ritiene il culto che celebra come tutto suo, come espressione più alta della loro esistenza.

A partire dal XV secolo, si può notare l’inizio di una centralizzazione del culto bizantino, non come un risultato di una politica di centralizzazione voluta dagli organismi centrali dell’Impero Bizantino, ma come risultato del straordinario prestigio che la Chiesa di Costantinopoli aveva.

Analizzando attentamente la liturgia costantinopolitana si può anche notare che essa è più una sintesi di elementi disparati che una creazione originale, tranne alcuni elementi si superficie che sono stati presi dal rito imperiale. Questo carattere sintetico della liturgia costantinopolitana riflette con fedeltà il ruolo del Bisanzio nella politica e nella teologia. Come impero, il Bisanzio ha dovuto integrare le diverse tradizioni culturali che lo avevano composto. Dal punto di vista strettamente teologico, essendo la chiesa imperiale, ha sempre tentato di mantenere un equilibrio tra le tendenze teologiche locali che hanno diviso il cristianesimo dopo il IV secolo.[6] La forma attuale del culto bizantino è stata determinata da alcuni elementi specifici che cercheremo di analizzare in quello che segue.

I.1. Il nucleo pre-costantinopolitano

Nel culto liturgico bizantino vi sono degli elementi che esso prende dalla tradizione cristiana pre-costantinopolitana. In questo senso, l’elemento più importante sono la forma dei sacramenti dell’iniziazione cristiana. Nella tradizione bizantina, il Battesimo, la Cresima e l’Eucharistia sono sacramenti conferiti insieme durante la celebrazione del Battesimo. In Occidente questi 3 sacramenti sono stati sepparati lungo i secoli.

Da un altro punto di vista, la celebrazione eucharistica nella liturgia bizantina ha mantenuto meglio la sua forma iniziale. L’Eucharistia nelle chiese bizantine pressuppone la comunione della chiesa intera attorno la mensa del Signore. Nella liturgia bizantina normalmente non esistono le messe di intenzione, che sono una fioritura latina medioevale. Più di questo, la celebrazione giornaliera dell’Eucharistia e ritenuta come un dovere solo per i monasteri e ai sacerdoti bizantini non è consentinto di celebrare più Eucharistie al giorno

I.2. Il rito della “grande catedrale”

Questa titulatura si riferisce al rito celebrato nelle grandi chiese delle metropole, che è in parte diverso dal rito celebrato nei monasteri. Dedicando meno tempo alle letture tratte dalla Bibbia o alla psalmodia, queste celebrazioni favoriscono l’esplosione dell’innografia e lo sviluppo della liturgia come “mistero” o “drama”. Questo accadeva anche per motivi di ordine prattico, in quanto nelle grandi cattedrali al culto partecipavano anche più di milla fedeli. In questo contesto la Chiesa doveva salvaguardare la sacralità dei Sacramenti celebrati e per questo la grande massa di fedeli laici è stata man mano esclusa dalla partecipazione attiva nel celebrare il culto.

I.3. Il monachesimo

Dai tempi più antichi dell’età costantinopolitana, nei monasteri si è cristalizzato un rito leggermente diverso dal quello celebrato nelle grandi chiese. Questo culto monastico si distingue attraverso un numero più grande di unità autonome di culto come vespri, mattutini, le ore, il mezzonotterio e attraverso l’uso esclusivo della salmodia e il rifiutto dell’innografia. Il culto monastico poteva essere svolto giorno e notte quasi senza interuzioni. Da un’altra parte, le comunità monastiche hanno elaborato anche un sistema penitenziale più complesso e così nacquero la Quaresima, le prostrazioni e il digiuno.

A partire del XV secolo si è iniziata una unificazione del culto, che ha avuto luogo anteriormente a Gerusalemme, dove si sono conciliati per la prima volta i riti di cattedrale con il culto monastico. L’addottamento di un unico sistema liturgico per tutte le chiese, sia quelle delle città, sia quelle dei monasteri, ha facilitato la centralizzazione del culto nella Chiesa intera. Comunque, si deve ribadire che a questa centralizazzione liturgica non è stata mai data un’importanza ecclesiologica.

Capitolo II. I tempi liturgici

Nello pieno sviluppo della liturgia bizantina, attorno al XIV secolo, questa è ancora dominata dalla tematica pasquale: attraverso Cristo, l’uomo è invitato a passare dalla schiavitù alla libertà, dal buio alla luce e dalla morte alla vera vita. Quindi il tema centrale dell’intera liturgia bizantina è questo passaggio multiple dall’uomo vecchio al nuovo uomo. Solo alla luce di questa osservazione possiamo spiegare le singole unità che formano la complessa struttura della liturgia bizantina.

Nel insieme del culto bizantino, un post centrale è occupato dal Vespro e dal Mattutino. Queste due unità liturgiche sono strettamente collegate al ciclo del sole. Il Vespro si fà alla sera avendo come punto di riferimento il tramonto de solo, che è un simbolo della caduta dell’uomo nel buio del peccato. Il Vespro comincia con l’evocazione della creazione (S. 103) e prosegue con un acenno alla schiavitù dell’uomo che è una diretta conseguenza della caduta ( S 140, 141, 129, 116). Questa parte del Vespro trova il suo punto culminante nel cantico di Simeone (Lc 2, 29-32) che è l’espressione della speranza nella salvezza che ci sarà portata da Cristo.[7]

Da un altro lato, il Mattutino è collegato al sole che sorge dal buio. Questo è un simbolo per Gesù Cristo, la luce vera, che vince il buio della morte e del peccato e ci porta la salvezza. Alternando i temi della penitenza e della speranza, il Mattutino rappresenta la nostra salita verso l’incontro con Gesù Cristo. Dopo le preghiere introduttive, il Mattutino si prosegue con i dieci cantici biblici, includendo il stupendo cantico di Mosè (Es. 15, 1-18; Dt. 32, 1-43), il cantico dei tre giovanni ebrei buttati nella fornace dall’imperatore Nabucodonosor (Dn. 3 26-56) e poi il Magnificat (Lc. 1, 68-79). Tutti questi fanno parte da una serie salmodica che viene chiamata canone.[8] Al sorgere del soe, i Salmi trionfali (148, 149 e 150), l’ecfonisi e la dossologia grande riflettono la gioa cristiana per la salvezza che Dio ci ha donata.

La festa della Pasqua è la festa centrale dell’anno liturgico bizantino. Questa ha un periodo di preparazione (la Quaresima) e un periodo della celebrazione (fino al Pentecoste), e la data della Pasqua influisce sull’intero anno liturgico. Per ognuno di questi tempi liturgici esiste un libro di culto specifico, che contiene l’innografia necessaria: il Triodo per la Quaresima e le tre settimane di preparazione prima di questa; il Pentecostario per il periodo tra la Pasqua e la Pentecoste; e il Octoicho. Questo contiene un periodo di 8 settimane che si ripettono.

Come un’altro libro di culto importante per la liturgia bizantina possiamo enumerare il Mineion in 12 volumi e che contiene gli inni necessari per ogni giorno dell’anno. Il materiale innografico del Mineion non è molto omogeneo, ma è molto bello, anche per che è stato composto dai migliori poeti liturgici del Bisanzio, tra quali Romano il Meloda merita menzionato e su cui ci soffermeremo nel prossimo capitolo.

Capitolo III. L’innologia

L’introduzione di un’innologia massiva nel culto di cattedrale è collegata spesso al nome di Romano il Meloda. I suoi condakion erano di solito una composizione abbastanza lunga e densa dal punto di vista teologico, e al inizio sono stati introdotti nel culto liturgico di cattedrale. Purtroppo, col tempo i suoi inni sono stati eliminati dal culto, probabilmente a causa della opposizione monastica, perchè queste composizioni incorraggiavano l’uso della musica, che all’inizio i monaci la consideravano come troppo laica.

Però, in molti centri monastici, questa opposizione iniziale contro l’uso della musica non è stata durevole, e già nel V secolo il monaco Auxentio componeva brevi troparion di due, tre proposizioni, cantati secondo la struttura melodica della salmodia e associati probabilmente con i canti biblici. Questo tipo di creazione innografica ha servito come alternativa ai condakion lunghi di Romano il Meloda. Ma anche le suer creazioni erano di una bellezza unica e per questo alcuni passi dei suoi condakion sono stati riamessi nella liturgia bizantina e si sono mantenuti fino ad oggi.[9]

Nella sua forma finale, il sistema innografico bizantino è un’enciclopedia poetica di spiritualità e di teologia patristica. Il Bisanzio non ha mai accordato un grande interesse alle scuole teologiche e alla teologia speculativa come è accaduto nell’Occidente. Ogni volta che c’erano delle controversie si appellava alla tradzione innografica.


[1] R. TAFT, Oltre l’Oriente e l’Occidente. Per una tradizione liturgica viva, Lipa, Roma, 1999, p. 153.

[2] Ibidem pp. 154-155.

[3] J. MEYENDORFF, Teologia bizantina. Tendinte istorice si teme doctrinare, Institutul Bibilic si de Misiune al BOR, Bucuresti, 1996, p. 154.

[4] Ibidem. p. 155.

[5] R. TAFT, op. cit., p. 157.

[6] J. MEYENDORFF, op. cit., p. 155.

[7] Ibidem p. 161.

[8] Loc. cit.

[9] ibidem. p. 164.

Adormire

E noapte afară demult

Şi luna pe cer străluceşte,

Iar eu stau şi ascult

Muzica nopţii ce trece.

Şi-adorm,

Adânc

Visând

Că,

E noapte afară demult

Şi luna pe cer străluceşte,

Iar eu stau şi ascult

Muzica nopţii ce trece.

Şi-adorm,

Adânc,

Visând

Că,

E noapte afară……

.

.

.

Şi-adorm…

Oare câte vise am visat?

Disoluţie

A fost,

S-a dus,

În ploaie a plecat,

O ploaie torenţială

Care spală urmele iubirii!

O văd îndepărtându-se,

Dar o simt încă lângă mine,

Îi văd ochii,

Îi aud respiraţia

Şi chiar bătăile inimii

Care-şi pierd focul

Cu fiecare strop de ploaie ce cade.

……………..

Icoana iubirii din mine

Piere înainte de a se naşte,

Dizolvându-se în apa cerească

Care spală cadavrul iubirii ce-a fost.

13 iunie 2004